Che razza di disco di jazz è mai questo, che comincia sulla metrica intricata e zoppa di Blue Boogaloo à la Russe..., continua con una versione itnrigante, solo strumentale, di una canzone di Sting, La belle dame sans regrets, passa per brani profumati di tango e di milonga (come Madame Walker e Eluard), e si chiude sulla tarantella atipica di Tarantamonka (come dire, Monk nel paese della tarantella)? Il tutto in un vorticare di passi di danza, accennati o espliciti, portati da una brezza leggera che muove dai mantici della fisarmonica per accarezzare poi le tante corde di questo gruppo (violino, chitarra, basso, a volte violoncello), che per colori strumentali e swing obliquo sembra a tratti ricordare la musica manouche di Django Reinhardt nella Francia degli anni '30, o meglio tenerla sullo sfondo, come un riferimento lontano, come un punto di ispirazione e un antico quarto di nobilta del jazz europeo... |
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Fabrizio Versienti_ IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO (2005) |
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